Il nuovo scacchiere dell’Unione Europea

All’indomani delle elezioni europee ci accingiamo a fare una dettagliata analisi, non solo su quella che è la nuova composizione del Parlamento Europeo, ma anche sui flussi di voti all’interno del nostro paese, sui voti assoluti, sull’affluenza, sui vecchi e nuovi equilibri che hanno animato e animeranno l’Unione.

Essere lineari non è per nulla semplice, cercheremo comunque di seguire una certa verticalità, partendo prima dall’analisi del voto europeo, infine, ci caleremo nelle urne del paese, per intercettare umori, sentimenti e opinioni.

Il tramonto del bipolarismo nell’UE, la nuova maggioranza sarà a tre

Emerge potentemente, da questa tornata elettorale nell’UE, il deteriorarsi dell’egemonia dei due gruppi tradizionali del Parlamento Europeo, i quali hanno perso peso e valore. Stiamo parlando del PPE e dell’S&D, i due principali gruppi che hanno costituito per molto tempo la maggioranza all’interno dell’emiciclo di Strasburgo. L’insorgere delle forze sovraniste ma anche e soprattutto l’exploit di ALDE ha determinato il nuovo tripolarismo. Una maggioranza infatti sarà possibile solo con il supporto di ALDE, vicino su alcuni temi al PPE e non eccessivamente lontano da pezzi di S&D. Il voto europeo sembra aver mandato un segnale chiaro, per certi aspetti, agli schieramenti tradizionali, sì, è stata rinnovata la fiducia, ma con qualche riserva.

L’alleanza sovranista c’è ma non sfonda

Annunciato come il gruppo che doveva affermarsi terzo se non secondo, il fronte sovranista si è appropinquato alle porte del Parlamento Europeo con l’intento di sfondarle ma l’ariete ha sparato, in parte, a salve. In realtà l’analisi sul fronte sovranista non si può limitare solamente all’osservazione del gruppo ENF. In Ungheria, ad esempio, Viktor Orbán, si è imposto con una percentuali bulgare, ma ben sappiamo che è ancora all’interno del Partito Popolare europeo. È tuttavia noto per la sua più che spiccata tendenza sovranista, la quale lo collocherebbe all’apice dell’ENF. Il fronte insomma esiste ma sembra essere poco compatto, sparpagliato e diviso. D’altronde questo è un fatto in sé e non costituisce novità, dal momento che il gruppo porta avanti, seppur congiuntamente, gli interessi nazionali, i quali, in passato e nel corso della storia, hanno fatto emergere contrasti talvolta fatali. I seggi in Parlamento sono aumentati in maniera cospicua ma il gruppo è sesto.

Italia: il rischio isolamento nell’Unione Europea è concreto

Il caso emblematico è quello dell’Ungheria, la quale può essere ampiamente rappresentata nel gruppo del PPE (grazie alla sapiente strategia di Orbán) e allo stesso tempo può tendere la mano all’ENF. La Francia si trova nella stessa situazione, con Renaissance – schieramento sostenuto tra l’altro dal Presidente Macron – che si trova nel gruppo dell’ALDE, il quale sarà l’ago della bilancia per la formazione della nuova maggioranza. L’Italia è comunque rappresentata a livello europeo ma si trova in una posizione minoritaria, con i Cinque Stelle che si piazzano, con il loro gruppo, settimi e la Lega, che, nonostante il grande successo in patria, è sesta nei gruppi presenti al PE. Ma questo cosa determina? Una sorta di isolamento, non completo, sarebbe inopportuno parlare in questi termini dato che le minoranze esistono da sempre e da sempre (quasi) trovano tutela. Il rischio è che sulle questioni sostanziali l’Italia possa avere una voce in capitolo diversa, meno forte del solito.

I Flussi di voto e i voti assoluti, l’analisi da differenti prospettive

Come promesso ci caliamo nel Bel Paese per analizzare come sono effettivamente andate le elezioni europee. L’exploit della Lega è sotto gli occhi di tutti, le aspettative, forse, non erano nemmeno così alte negli ambienti del Carroccio. In termini di voti assoluti, cioè quei voti che tengono conto anche dell’affluenza e quindi del valore numerico dei voti ottenuti, sono decisamente aumentati, in maniera a dir poco esponenziale. L’analisi dei flussi condotta da SWG ha messo inoltre in evidenza che nelle periferie e nelle piccole città, la Lega ha preso tutto, perdendo però nei grandi centri urbani. L’elettorato delle periferie e delle piccole città, è, solitamente, in termini di reddito, più povero. Lavoratori, artigiani, piccoli e medi imprenditori, hanno dato fiducia al partito di Matteo Salvini. Lo stesso discorso vale per il PD, arrivato secondo, il quale però, in termini di voti assoluti ha addirittura perso quasi 100.000 voti. Il Partito Democratico è andato forte nelle grandi città, andando oltre le percentuali attese. Male invece il Movimento 5 stelle, che, come messo in evidenza dall’analisi dei flussi, è stato prosciugato dalla Lega. C’è stata infatti un vero e proprio spostamento da M5S a Lega. Il motivo? La crescente fiducia in Salvini oppure il pagamento da parte dei Cinque Stelle di una posizione mai chiara che non tendesse né a destra né a sinistra e nella realtà dei fatti, nemmeno al centro. Insomma, una accondiscendenza quasi totale che ha portato in auge la Lega. Per dovere di cronaca, il Movimento, ha pagato anche l’astensione, quest’ultima però non può essere il paravento dietro il quale ci si protegge, dato che se gli elettori Cinque Stelle sono rimasti a casa, un motivo ci sarà, una sfiducia al Movimento e uno smarrimento di rappresentanza. Discreto anche il risultato di Forza Italia che, in qualche modo, tiene botta. Fratelli d’Italia, inoltre, entra in Parlamento e migliora notevolmente i suoi numeri, grazie anche ad una piccola fuga di elettori da FI a FdI. I dati sull’affluenza, infine, hanno messo in mostra una piccola flessione, dato che nel 2014 votò il 58,66% mentre alle europee del 2019 ha votato il 56,1%.

L’ennesimo referendum (sull’operato del governo) che non era un referendum

Sta diventando quasi una prassi consolidata quella di scambiare tornate elettorati se non anche referendum, per consultazioni sull’operato svolto dal Governo. Il precedente più illustre è quello del referendum Costituzionale che mandò a casa, di fatto, Matteo Renzi, producendo solo a tratti una vera e propria discussione sulla riforma in sé. Queste elezioni europee hanno determinato un risultato simile, se non altro perché altrimenti non si spiegherebbe il calo dei Cinque Stelle. Il governo sembra piacere, la Lega sembra piacere di più, nella figura del suo leader Matteo Salvini, diventato a dir poco deus ex machina. Sta di fatto che le elezioni europee non sono niente di tutto ciò. Essere consapevoli dei risultati non significa solamente fare analisi interna su cosa è stato fatto di buono e cosa è stato fatto di sbagliato, significa anche capire le conseguenze di un simile risultato all’interno dell’Istituzione europea per eccellenza.

Voto di Seria A e voto di Serie B

Nota di opinione, quest’ultima, non fuori dalle analisi, ma senz’altro più irriverente. Le immediate reazioni post risultati hanno messo in luce un orrendo teatrino che ha visto protagonisti gli elettori. Questi ultimi si sono divisi in due categorie, quelli dal voto infallibile, i purosangue della cabina elettorale contro gli analfabeti funzionali, definizione sempre più frequente nel linguaggio comune per definire chi vira verso posizioni discutibili. È fuori di dubbio che il momento storico del nostro paese non è tra i più entusiasmanti, non tanto per la situazione politica ma per quella economica e di prospettiva futura. Non aiuta, in ogni caso, azzuffarsi, dare dell’idiota al vicino “Leghista”, “Grillino” o “Piddino”, non produce una discussione edificante, fa arretrare solamente il dibattito democratico più di quanto non lo sia già. Classificare le scelte elettorali in voti di Serie A e Serie B è sbagliato. Noi crediamo fortemente che il clima culturale e quello delle elezioni vada arricchito, senza obiettivi di consenso o partitici, per migliorare il clima democratico inserendo non solo nuovi contenuti nel dibattito ma costruendo nuovi strumenti partecipativi.